Vi propongo altre tre lettere inviate da Nicola Moscardelli al suo carissimo amico Antonio Silveri che più tardi, nel decimo anniversario della morte di Nicola, scrisse Nicola Moscardelli – poesie, racconti, saggi – Edizioni Conchiglia, Roma 1953.
Le lettere e le foto sono estratte dal volume “Ritratto di Antonio Silveri” di Vittoriano Esposito Editrice del Buccio, L’Aquila 1976.
(19/10/1915) “ Qui l'aria è buona....fra pochi giorni sarà un'altra vittoria nostra, immancabilmente, E m'auguro di
narrartela io: sarà una cosa bella e tremenda.
Poi ci riposeremo. Son cinque mesi, caro Totò , e uno dei pochissimi rimasti ancora in piedi. La morte ci è stata vicina, ma mi ha risparmiato ...
Di quegli amici riformati di cui mi parlasti son certo che nessuno s'è Iamentato della propria sorte; tu solo, generosamente. Ma non importa. Combatti, vinci costà, dove c'è aria mefitica. Saluti a Titta Rosa.
Arrivederci. T'abbraccio
tuo Nicolino»
(6·11.1915) “Totò carissimo, un saluto da questo grigio ospedale di Cremona.
Sono
qui giunto il
26; ferito il 21. Sapevamo che sarebbe stata una cosa tremenda; ed è stata superiore alla nostra immaginazione. Non c'è mai stato un tale inferno tra noi e gli austriaci. Il mio
reggimento e la mia compagnia erano di prima linea. Ero nel secondo plotone. Uscii appena dalla trincea, e, credimi, ero sicuro di non tornare più indietro ...
I nostri soldati han toccato il sublime. Questi umili, oscuri eroi mi hanno seguito, e vedevano la Morte con gli occhi così vicina. Se tu vedessi come son belli i nostri soldati! Hanno certe facce da fanciulli ingenui, e son così buoni! Basta dare l'esempio, e vengono dove vuoi; con essi si va dovunque. Se li vedessi portare i tubi di gelatina sotto i reticolati in pieno giorno: qualunque eroismo passato e futuro impallidisce dinanzi al ricordo di questi animosi, che andavano alla morte come arcangeli ... ».
29 Dicembre 1920
Carissimo Antonio,
avrei voluto rispondere appena ricevuta la tua cartolina e il giornale . Ma sebbene allora non ci fosse nulla di preciso, tuttavia io sentivo che il Natale di quest'anno sarebbe stato il più triste dei natali di guerra. ( ... ) Il mio presentimento non mi aveva ingannato. Chissà quali e quanti peccati noi dobbiamo scontare se la pena a cui siamo dannati è così dura. Tutti hanno ragione, quelli dell'ordine e quelli della ribellione; ma siccome tutti hanno ragione, anche tutti hanno torto.”(.,,)
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